FICTION E TALK SHOW

poltiglia in catene

Fiction e talk show sono gli aspetti più pericolosi della televisione. La Televisione è la Mamma, il Sistema il Papà, la Popolazione l’ eterno Bambino da indirizzare e/o controllare, ma sempre evitando che cresca.Piano di Rinascita Democratica ( altrimenti detto P2 o “Propaganda 2″, nome che è la precisa dichiarazione d’ intenti di un modus operandi ) per capire infatti quale importanza è stata attribuita al mezzo televisivo al fine di plasmare e soggiogare le coscienze.FICTION:Babbo Natale e Coca Cola“, ossia propongono degli Archetipi emozionali, dei mondi fantastici interni coi quali saremo portati ad identificarci, sostituendoli a quelli spontaneamente formatisi nella cultura popolare nel corso di secoli di pratica del buon senso. Così che l’ esempio da imitare non sarà più il Padre Brown, acuto investigatore ma anche sensibile e profondo scrutatore dell’ animo umano, ma prima il Magnum PI ed infine il CSI, completamente spersonalizzato in “ruoli” squallidi ed iperspecialistici. Per fare solo un esempio, ovvio.un corpo a livello trasnazionale, che risponde a fredde ed impersonali direttive europee. Ma questo non è accettabile dal nostro immaginario, che preferisce credere alla favoletta del buon carabiniere di paese, di un piccolo paese come Gubbio per esempio ( contrapposto alla mostruosità anonima della UE ), con tanto di prete che va in bicicletta e si interessa alle indagini, con gli sviluppi amorosi interni che hanno il solo scopo di aumentare ed accreditare un’ immagine “umana” del corpo, e via di questo passo.
E se riuscite a tenere spenta la Tv per una settimana, vi accorgerete che quello che vi mancherà, come una sorta di astinenza, è proprio il tal personaggio, la tal fiction entrata nei vostri cuori ( a me per esempio piaceva Montalbano ), segno indelebile che il condizionamento emotivo ha fatto centro, che “vivete come vera” questa emozione, e quanto più la realtà è squallida, quanto più il singolo è frustrato dalla sua vita quotidiana, tanto più tali emozioni riusciranno ad installarsi fermamente nel vostro immaginario.
Peccato che siano solo portatrici del virus del consenso.
SI, DIRETE, MA ALLA FINE IL MAGGIOR CONDIZIONAMENTO STA SEMPRE NELLA MANIPOLAZIONE DELLE NOTIZIE …

Balle.  La cartina al tornasole è ancora una volta fornita da Internet, dove le notizie si trovano, eccome …! Eppure pressochè tutti i blogger si lamentano che questo non serve a far cambiare di una virgola direzione alla gente.
Infatti le azioni di massa vengono SEMPRE intraprese sull’ ondata emotiva, non sul ragionamento logico nè tanto meno sull’ approfondimento intellettuale … per quello occorrono INDIVIDUI, ed entriamo nel circolo vizioso … il potere trasforma gli individui in massa proprio per ottenere un facile consenso e rendere del tutto inapplicabile ogni azione individuale basata sulla reale comprensione dei fatti.
).

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Torniamo a parlare di Televisione quale aspetto più emblematico del lavoro psicologico che viene condotto sulle nostre menti al fine di tenerci nella condizione di eterna sudditanza. Non è solo la Tv ovviamente a fare questo, ma TUTTO il messaggio sociale nel suo complesso; e poiché il nostro fine è cominciare a “vedere il condizionamento”, per poter difendercene e riuscire a pensare e realizzare delle alternative, prenderemo ancora una volta la Tv come emblema più chiaro e decifrabile, nonché il più potente: basta andare a rileggersi quanto prevedeva il

Ho già detto altre volte che chi afferma che il ruolo principale dei Media sia semplicemente quello di disinformare sbaglia di grosso: il vero compito dei Media è creare un immaginario, e quindi dei comportamenti indotti in modo che quelli non confacenti al Potere non siano nemmeno presi in considerazione dalle masse così indottrinate. Finchè sarà il soggetto stesso a considerare inopportuno un certo comportamento, proprio come avviene nel bambino che impara a fare la pupù nel vasino.

L’ indottrinamento, come abbiamo già detto, avviene a livello emozionale e non informativo: la televisione non “impone” niente, ma propone ben determinati atteggiamenti che saranno emotivamente premiati a discapito di altri: questo lo vediamo benissimo per esempio nei talk show, o in programmi come “amici” “uomini e donne” o “il grande fratello”, dove viene premiata la superficialità, l’ apparire, l’ istintività ecc sul ragionamento, sulla sensibilità, sulla creatività, sul pensiero acuto, sull’ analisi intelligente. L’ ignoranza è premiata a livello conscio come l’ aggressività e l’ atteggiamento impulsivo sono premiati a livello inconscio da un personaggio superiore che controlla il gruppo, ed a cui bisogna fare perenne riferimento prima di esprimere un’ opinione.
Tipica in tal senso la tattica di far scaturire una discussione che verrà abilmente pilotata dal conduttore di turno a sfociare in rissa, con conseguente svalutazione di ogni riflessione logica e premiazione dell’ impulsività, della rissa, del leader che urla più forte, o più bello, o più carismatico. Ogni obiezione valida verrà smorzata sul nascere, o apertamente derisa dal “branco”. ( ora capite perchè anche Maurizio Costanzo fu uno dei primi tesserati della P2 ).

Dividere la massa in due grandi fazioni è una tattica comodissima, sempre adottata e proposta in tutti i comportamenti sociali ( sport, politica elettorale, dibattiti culturali, discussioni in genere, ecc ) perchè comporta una serie innumerevole di vantaggi in termini di controllo e creazione del consenso: innanzitutto il vantaggio di dividere artificiosamente una massa che potrebbe affrontare in modo unitario una questione, con ottime possibilità di risolverla: si creeranno così contrapposizioni interne alla massa stessa, che porteranno ad ignorare o svuotare completamente il vero contenuto di partenza. Anche qui si uscirà con un nulla di fatto, o comunque con la votazione della soluzione già voluta dal controllore.
Il dibattito, invece di far uscire da un vero confronto pacifico energie ed idee utili ad affrontare l’ argomento, avrà stressato gli astanti e distrutto ogni energia propositiva volta ad affrontarlo serenamente, e l’ argomento stesso di partenza verrà quasi sempre eluso. Questo viene presentato come procedura democratica, rispettosa del contradditorio. Quasi sempre poi le due proposizioni iniziali sulle quali si andranno a dividere gli astanti sono false, o contengono due mezze verità, in modo che sia già potenzialmente assurdo affrontare il dibattito in quei termini.

 Perché affermo che il pericolo risiede soprattutto in questo genere di programmi, e non nella informazione lacunosa dei notiziari ?
Perché questi programmi agiscono esattamente nel modo descritto in “

E’ L’ EMOTIVITA’ E NON IL RAGIONAMENTO A MUOVERE LE MASSE.

Inoltre tali programmi fanno leva sull’ emozionalità della gente, sul loro sentire “di pancia” e non sulla testa, in quanto quello è lo strumento più idoneo a guidare masse spersonificate.
La fiction “Carabinieri” per esempio ci inculca un immaginario di genuinità quasi campagnola del corpo, di vicinanza alla gente, di quasi “amicizia”, mentre sappiamo che tutto ciò è assolutamente falso, in quanto i Carabinieri sono ormai

 Un esempio classico: chi ha compreso a fondo il meccanismo schiavizzante della moneta debito suggerisce spesso sui blog, anche molto chiaramente, che boicottare le banche basterebbe a dare una bella botta al sistema ( in effetti, con una riserva frazionaria al 2%, ritirare per esempio i risparmi il danno glielo farebbe, eccome, in quanto toglierebbe legna da ardere al meccanismo del moltiplicatore bancario ) … eppure tanti lo capiscono ma nessuno si muove, perchè ???
Perchè se “logicamente” lo comprendono, “emozionalmente” restano attaccatissimi alla loro banca e al loro denaro, alla paura indotta di perdere tutto, la banca insomma continua ad essere vissuta proprio come la Tv, la “Grande Mamma Buona” che ti accoglie e che mai e poi mai ti farebbe del male o agirebbe contro il tuo interesse … e il potere sfrutta criminalmente proprio queste emozioni sotterranee, non le analisi logiche, come perfettamente dimostrato da ogni dittatore, che deve essere un ottimo imbonitore e parlatore, ma deve assolutamente astenersi da ogni analisi di sorta. Deve proporre sogni, aspirazioni, chimere che prendano “di pancia” la massa, sfruttando proprio le sue frustrazioni.

Per finire quindi, anche nei notiziari non è tanto il fatto che una notizia venga censurata a renderli pericolosi, quanto, ancora, l’ emotività sulla quale si fa leva come unica chiave di interpretazione e lettura delle notizie stesse: l’ assassinio, il disordine, la paura, il cataclisma, la corruzione, l’ ingiustizia, il caos che fanno dire alla massa rassegnata che “contro tutto questo non si può far niente”. ( Ecco perchè i notiziari sono tanto prodighi di cattive notizie, ma non presentano mai una sola analisi o ipotesi di soluzione: “la soluzione non esiste, e questo è il migliore dei sistemi possibili: queste cose succedono per caso, o per la malvagità della gente” … questo è il solo messaggio finale inconscio che deve arrivare

 ESTRATTO DA : http://mon-dart.blogspot.com/2011/06/fiction-e-talk-show-sono-gli-aspetti.html#more

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Uomini e topi

topolino_3Negli anni della nostra infanzia felice era bello rintontirci coi fumetti di Topolino. Ci perdevamo giocosi nel turbine di avventure della meditabonda pantegana disneyana. Viaggiavamo con la fantasia in una dimensione rarefatta in cui la complessità delle relazioni umane e delle categorie morali era stata riscritta e ridotta ai suoi connotati elementari. Camminavamo leggeri per le strade di Topolinia, colorata città popolata da pantegane, mucche, cavalli, cani e bestie plurime dotate di parola, raziocinio e sentimenti umani, dalla quale gli uomini erano stati cancellati. Si intuivano, a monte della narrazione fanciullesca, i segni di una mostruosa operazione di pulizia etnica antiumana che il commissario Basettoni aveva ricevuto l’ordine di passare sotto silenzio. Ma non c’importava. Le pantegane di Topolinia erano così ridenti, spensierate, variopinte. Così diverse da noi, ma animate da principi etici robusti e riconoscibili, dall’antica e vivida dicotomia bene-male dei crociati, che non esitavamo a riconoscere come nostra. La loro superiorità morale, culturale e perfino tecnologica appariva lampante. Spennacchiotto e il dottor Enigm si beffavano con risate tenorili dell’arretratezza neanderthaliana delle nostre industrie petrolchimiche, siderurgiche e metallurgiche.

topo bonb Questi ratti festanti erano l’homo superior. Ci saremmo offerti con gioia ai loro rastrellamenti, saremmo discesi con letizia nelle loro allegre fosse comuni, avremmo salutato con riconoscenza i loro bombardamenti umanitari, straripanti di BOOM! e BANG!, sui nostri quartieri. In buona parte lo abbiamo fatto davvero. I bambini della scuola di Gorla a Milano, la mattina del 20 ottobre 1944, esplosero dalla felicità quando Topolino e Pippo arrivarono dal cielo a fare giustizia di loro. Erano i loro liberatori. Prima di essere ridotti in frattaglie, avrebbero voluto chiacchierare un po’ con i propri beniamini, domandargli della loro città piena di colori, invitarli a fare colazione con latte e biscotti nel tinello della loro casetta a ringhiera.Se ci pensate bene, invitare una pantegana nera alta circa un metro a bere il latte del mattino con voi non è esattamente un’idea felice. E’ una cosa schifosa e perversa. Chi riuscirebbe a ingurgitare anche un solo boccone avendo di fronte un gigantesco ratto di fogna in calzoncini vermigli che disquisisce di frivolezze con una vocetta stridula? Eppure immenso è il potere della riconversione mediatica dell’immaginario. Prima che arrivassero le pantegane topoliniensi, i bambini italiani sognavano di essere poliziotti (Dick Fulmine), eroi della guerra civile spagnola (Romano il Legionario), avventurieri dello spazio (Saturno contro la Terra), “indiani bianchi” del West (il “Kit Carson” di Rino Albertarelli). Ci vollero anni di propaganda pervasiva per condurli a desiderare di essere pantegane. Anche in questo è possibile notare la superiorità psico-propagandistica dei servizi d’intelligence di Topolinia. Essi prendono tutto ciò che è rivoltante, antiumano, sgradevole, degradante, insopportabile e lo rendono fragrante e desiderabile come una torta di mele di Clarabella. Le pantegane invaderanno il vostro tinello, occuperanno la vostra casa, berranno nella vostra ciotola e voi non soltanto non telefonerete inorriditi al servizio di disinfestazione, ma le accoglierete con un sorriso, come si fa con gli ospiti di riguardo.

 

rats L’invasione di questi putridi roditori pone, tra le altre cose, alcuni gravi problemi di carattere sanitario. Essi sono portatori di malattie gravi, tra cui la leptospirosi, la salmonella, la toxocariasi e la democrazia. Quest’ultima patologia, nello specifico, presenta un carattere epidemico particolarmente virulento. Le ultime manifestazioni epidemiche di democrazia, in Iraq e in Afghanistan, hanno già provocato milioni di vittime. Ma anche in questo caso, gli apparati di propaganda topoliniensi si sono fatti in quattro per presentare l’affezione di questo morbo devastante come una condizione fisica privilegiata e altamente desiderabile. Essenzialmente, la patologia democratica attacca la gerarchia del merito e delle funzioni istituzionali all’interno di una nazione. Essa pone perentoriamente sullo stesso piano intellettuale, con apposita assemblea costituente, i meritevoli e i cialtroni, i saggi e gli scimuniti, gli eruditi e le comari. In democrazia, un imbecille non dice imbecillità, ma esprime legittime, sebbene non sempre autorevoli, opinioni, e per tutelare il suo diritto a blaterare a caso su questioni importanti, ogni buon cittadino democratico deve dirsi disposto a offrire voltairianamente la vita. Nella sua forma terminale, la democrazia consente l’accesso alle alte cariche dello Stato e agli incarichi pubblici di rilievo ai soli incapaci e analfabeti conclamati, considerandoli categoria protetta anziché manodopera mineraria o (nel caso di babbei di sesso femminile) utili strumenti di espansione demografica. Ciò distrugge alla radice la solidità economica, politica e militare del paese, ne mina la governabilità, lo disintegra in miriadi di correnti politiche arroccate nell’attuazione di finalità demenziali, consentendo alle pantegane di prenderne il controllo. E’ per questo che le pantegane in calzoncini rossi decantano incessantemente le virtù della democrazia, esattamente come le brigate dei lanzichenecchi consideravano la peste di cui erano portatori un valore aggiunto e una manifestazione incontrovertibile della predilezione divina. In questa prava esaltazione ed unzione del morbo orrendo, esse trovano facile terreno di coltura nella massa ampiamente maggioritaria dei minus habentes, la quale, immemore della propria salute, inneggia apostolicamente alle virtù egualitarie della pestilenza, fino a morirne anch’essa in atroce supplizio, con le carni annerite dalle pustole livide della vanvera inconcludente.

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Tra le operazioni psicologiche d’abbellimento della prosaica realtà attuate dall’intelligence di Topolinia, spicca la divinizzazione della categoria dei “diritti umani”. Nessuno ha ancora ben compreso che razza di roba siano questi feticci, ma si sa che Eta Beta, di tanto in tanto, ne tira un paio fuori dall’inesauribile taschino per lanciarli a Flip o per soffiarcisi il naso. Essi attengono alla sfera della filosofia politica, cioè dell’astrazione e della fantasticheria farfallesca, che è l’habitat naturale delle nostre ridenti pantegane a fumetti. Diritto alla libertà individuale, diritto alla vita, diritto all’autodeterminazione, diritto a un giusto processo, diritto ad un’esistenza dignitosa… concetti sopraffini, di cui il Prof. Pico de’Paperis disquisisce spesso nei suoi dotti interventi, ricevendo il consenso unanime e l’apprezzamento incondizionato dell’intera cittadinanza. Vi sono però alcune regole che occorre rispettare scrupolosamente se non si vuole che le pantegane s’incazzino sul serio. La prima è quella di non pretendere mai diritti di cui gli umani possano fruire in concreto, come ad esempio il diritto ad un’abitazione gratuita, il diritto ad un lavoro e ad un salario decoroso, il diritto ad intervenire direttamente nelle scelte del governo, il diritto ad un’assistenza sanitaria gratuita e di buon livello, il diritto a non essere intercettati e spiati dalle autorità, il diritto a non veder tassati i propri redditi oltre il limite di sopravvivenza, il diritto a non vedersi sottrarre risorse essenziali come l’acqua e il cibo dagli intrallazzi delle multinazionali, ecc. Tutto ciò che è concreto ed umano fa imbestialire i simpatici ratti con gli scarponi gialli. Non si rovina un sogno disneyano con rivendicazioni di squallida materialità. Tanto più che i diritti astratti sono stati ideati appunto con lo scopo di sostituire le rivendicazioni di diritti materiali con un loro simulacro virtuale. I roditori a fumetti odiano che la realtà interferisca con la vita quotidiana dei membri delle loro colonie. La realtà è un luogo molto pericoloso per una pantegana disegnata.
 La seconda regola da rispettare è quella di non chiedere mai alle pantegane di attenersi, esse per prime, ai dettami delle proprie astrazioni filosofiche. I “diritti umani” sono una creazione delle autorità topoliniensi, sono loro a detenerne il copyright, soltanto loro sono legittimate ad utilizzarli come unità di misura della moralità altrui. Guai ad applicarli contro i loro stessi ideatori. Si tratterebbe di una violazione di copyright, che le leggi di Topolinia puniscono con estrema severità. Si astengano dunque le popolazioni dell’Iraq, dell’Afghanistan, del Vietnam, della Corea, nonché i pochi sopravvissuti alla strage di Waco del 1993 (le squadre speciali di Basettoni fecero all’epoca 76 morti ammazzati, tra cui 21 bambini e 2 donne incinte) dal rinfacciare ai ratti festanti la loro incoerenza. Le popolazioni umane non ricevono tutela dalla legislazione di Topolinia, a meno che non accettino di farsi ridurre a pupazzetti disegnati, a parlare coi baloon e a farsi pubblicare su albetti di 32 pagine a 4 colori. Alcune popolazioni hanno comunque intrapreso questo difficile percorso di legalizzazione: i divertenti eroi della “rivoluzione in Libia”, ad esempio, compariranno presto in una nuova serie a cartoni animati e saranno coprotagonisti del nuovo lungometraggio animato di Winnie the Pooh.L’orda dei topi ghignanti riveste di fattezze vezzose le proprie ruvide pellicce nerastre, squittisce con voce di bambino mentre si appresta a dilaniare gli spettatori estasiati. Le pestilenze che porta con sé sono ricercate, contese, ogni singolo virus s’infiocchetta di nastri sgargianti e si tinge di arcobaleno mentre invade mortalmente il corpo ospite. Ho sentito con le mie orecchie, alla TV, un “guerrigliero” libico simil-talebano, con lunga e crespa barbaccia nera, dichiarare ad un giornalista: “Tutto ciò che vogliamo è poter vivere anche noi come gli occidentali”. E’ il sogno disneyano che unifica l’umanità intera in un ricettacolo virale cosmico, il desiderio di tornare bambini che accoglie con tripudio ogni orrore tinto d’innocenza. Anche in Libia gli uomini di buona volontà non desiderano altro che ricevere nel proprio tinello i topi giocosi, parlare con loro dell’infanzia perduta, dividere con loro latte e biscotti mentre tra le imposte splendono i raggi di un’alba serena.

 

I topi, di certo, non si fanno pregare.

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di  Gianluca Freda  (Blogghete)

 (http://mon-dart.blogspot.com/2011/03/uomini-e-topi.html)

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Il segreto della guerra

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Nel suo libro “On Killing” Dave Grossman ha riscritto la storia militare, mettendo in evidenza quello che le altre storie nascondono: il fatto che la scienza militare si occupa meno di strategia e tecnologia, piuttosto che scoprire il modo di far superare l’istintiva riluttanza degli uomini ad uccidere membri della loro specie.
La vera “rivoluzione negli affari militari” non fu la spinta di Donald Rumsfield verso l’alta tecnologia nel 2001, ma la scoperta nel 1941 del generale Marshall che solo il 15-20% dei soldati della seconda guerra mondiale in prima linea avrebbero usato le loro armi: Coloro (l’80-85%) che non sparavano non fuggivano e non si nascondevano (in molti casi correvano enormi rischi per salvare i compagni), ma semplicemente non usavano le loro armi contro il nemico, nemmeno quando affrontavano attacchi banzai.

 La scoperta di Marshall, e le ricerche conseguenti, dimostrarono che in tutte le guerre precedenti, una piccola minoranza di soldati – il 5% che sono psicopatici naturali, e probabilmente una piccola minoranza di imitatori temporaneamente  insani – furono responsabili di quasi tutte le uccisioni.
Le persone normali si ritrovano semplicemente dentro il movimento, fanno il possibile per evitare di togliere la vita al nemico, anche quando questo implica la perdita della propria vita.
Le guerre sono massacri ritualizzati fatti da psicopatici contro non psicopatici.

 Lo studio del generale Marshall ha una importanza fondamentale, e se compreso in fondo rivoluziona totalmente la concezione dell’essere umano che da sempre ci viene propagandata.
Nei libri di storia le guerre sono descritte come inevitabili conseguenze di una serie di fattori, scontri in cui gli eserciti nemici si affrontano nel tentativo di eliminare l’avversario.
E viene fatto credere che la guerra, il massacro, sono insiti nell’essere umano.
Questo è falso, decisamente falso.
E chi detiene il potere, e i vertici militari, lo sanno molto bene.
Come afferma il colonnello Grossman, le scienze militari si occupano essenzialmente di scoprire il modo per far superare al soldato medio la naturale riluttanza nell’uccidere un altro essere umano.
Perchè la maggioranza degli esseri umani, con tutte le loro miserie e i loro difetti, preferisce il quieto vivere e la tranquillità alle guerre.
Ed ogni qualvolta i grandi poteri decidono per una guerra, devono spendere molte energie per far superare questo blocco istintivo a quelli che diverranno i soldati da sacrificare sul tavolo dei loro piani.

Le guerre di massa come è noto sono fenomeni moderni; in passato, in epoca pre-moderna, la guerra era affare di una piccola parte della società.
Dall’antichità dei guerrieri, passando per i nobili medioevali e per gli eserciti mercenari guerra significava lo scontro fra due eserciti composti da persone che non si dedicavano ad altro nella vita, se non combattere e prepararsi a farlo.
La prima Guerra Mondiale fu la prima che coinvolse i grandi strati della popolazione europea, e ci vollero decenni di propaganda romantica che esaltava il sacrifico e l’amor di patria per diffondere quello stato d’animo necessario a far partire milioni di giovani lanciati verso il massacro.
Quei giovani capirono presto che la guerra non aveva nulla di eroico e di romantico, come era stato loro raccontato, ma ormai era tardi.

Una minoranza di psicopatici in qualche modo riesce sempre a fare in modo che la grande maggioranza sia convinta, costretta, ad andare contro il proprio naturale istinto pacifico e partecipare a questi massacri.

 

Come diviene possibile tutto questo?

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a cura di Farfallablue Staff

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L’immagine di apertura è di : Max Oppenheimer (1885-1954)

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Ma la guerra, é davvero un “male necessario” ?

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A ognuno rispondere; io, anziché dare una risposta esplicita, pongo innanzitutto una serie di domande:

1) Il pretesto generalmente addotto appena sotto il primo filtro mediatico e ideologico, e quello maggiormente accreditato anche dal popolo più criticamente “consapevole”, è che le guerre si combattono effettivamente per il petrolio, per l’ energia, per la crisi, in una parola per motivi di ordine ECONOMICO.

Bene: fingiamo di prendere per buona questa interpretazione per introdurre una “reductio ad absurdum”:

1) La causa delle guerre sarebbe dunque l’ economia (?), la crisi, l’ energia ….

2) Ma stranamente l’ economia è gestita e pilotata apposta perché conduca alle crisi ….

3) Le leva principale usata per indurre la crisi è quella del Debito Pubblico ….

4) ed il conseguente obbligo per la popolazione di risarcire un Debito impossibile e fasullo mediante tassazione, tagli, insomma il prelievo di risorse dal “volgo” ed il suo conseguente impoverimento …

5) Tutto questo viene giuridicamente attuato e giustificato attraverso “lo Stato”, che quindi in realtà si rivela essere nient’ altro che una furfantesca macchina a delinquere atta a:

a) Sostituirsi decisionalmente al singolo individuo, delegittimandolo giuridicamente ed impoverendolo socialmente
b) Impoverirlo proprio per poterlo tassare ( altro bel paradosso “kantiano” ! )
c) Utilizzare le tasse non per ristabilire l’ economia, ma per scopi “altri”, taciuti alla popolazione
d) Fornire le basi legali e giuridiche, sociali e mediatiche, affinché una ristretta cerchia di “Nobili”   ( o chiamatela come vi pare ) sia il solo “autista” della macchina medesima.

PER INCISO: Lo stato, soprattutto nel suo ordinamento “democratico”, si rivela dunque essere una macchina perfetta per il perpetuarsi al potere di una “Nobiltà” senza opposizione di sorta che “celatamente ma direttamente” vive alle spalle del volgo ed in sua diretta competizione, con una perfezione nella finzione che sarebbe stata impossibile, per esempio, nelle vecchie monarchie ! …
per corollario con quanto visto sopra abbiamo che chi vede nel puro fattore economico o energetico la causa prima delle guerre cade in contraddizione coi punti a, b, c

Personalmente propendo quindi per considerare la leva energetica-economica come una eventuale “concausa”, restando la causa vera il conflitto di classe, vero ed assai temibile per una oligarchia parassita e nascosta, conflitto alla fine riassumibile semplicemente nella guerra ai poveri e nella necessità difensiva di un loro sfoltimento numerico.

Non a caso la cosiddetta Comunità Internazionale, ossia la “Nobiltà” al comando, è sempre magicamente ed unanimemente in accordo quando si tratta di intraprendere una nuova guerra, non a caso si tace ignobilmente di fronte a genocidi che poco hanno a che vedere con il petrolio. Petrolio che comunque potrebbe essere frutto di un normale scambio economico in una civiltà paritaria.

Non a caso si applicano assurde tattiche stragiste, nonché la pratica della tortura e del terrore, dove una bomba anche stupida, o un’ operazione mirata dei servizi, sarebbe sufficiente, che ne so, a rendere inutilizzabile l’ oleodotto concorrente; parallelamente si delegittimano grandi masse del volgo togliendogli il controllo giuridico delle rispettive nazioni e l’ impossibilità di autodeterminazione, ma solo per pervenire ad uno stato più esteso e controllabile da una cerchia ristretta di oligarchi … non a caso l’ esercito Usa è talmente crudele da non fare prigionieri, da uccidere i feriti, da aprire il fuoco anche su donne e bambini, o su popolazioni inermi, da seminare il territorio invaso col micidiale uranio che impedirà un normale ricambio della popolazione per i secoli a venire … tutte cose che nulla c’entrano in un’ ottica di puro controllo energetico ed economico, ma sono perfettamente spiegabili in un’ ottica di spietata lotta di classe di una “Nobiltà” che nella “numerosità del volgo” vede un’ ovvia minaccia.

Non mi inoltro oltre per questo aspro sentiero ( cosa che richiederebbe altra trattazione ), ma voglio solo portare alla luce alcuni paradossi e contraddizioni, ormai entrate a tal punto nel “Pensiero Collettivo Unico” ( un’ altra ! ) da non essere più nemmeno oggetto di discussione.

UN ALTRO MOTIVO generalmente portato a giustificazione dei conflitti è la fondamentale “cattivera” umana, per cui si giustifica l’ attacco dicendo: “se non lo faccio io lo fa lui” ( e questo concetto è stato talmente inoculato nella mentalità occidentale che vale dappertutto, dal far la spesa al semplice andare in automobile … o prevarico, o verrò prevaricato. Amen.)

Tornando quindi a scomodare ancora il nostro Kant, ormai andato completamente fuori di melone, ( e prendo lui perchè a lui ancora oggi si rifà sostanzialmente tutta l’ ipocrisia del pensiero e dell’ agire sociale ), e mettiamo ancora in discussione ( anzi, facciamolo fare a Kubrick ) il suo assunto “filosofico (?)” di “Male Radicale“, ( comodo pretesto oggi preso proprio a giustificazione della guerra nella sua formulazione più eclatante, ossia quella dell’ “attacco preventivo” …! ), per il quale “L’ uomo, pur razionalmente consapevole del bene, è portato irrazionalmente a scegliere il male” …. con buona pace di tutto l’ impianto logico-aristotelico e del principio di “non contraddizione”, mandato bellamente a cagare proprio da un filosofo, mica da un bambino dell’ asilo …!

Comunque, fingiamo di prendere per buono anche questo assunto, ed applichiamo ancora il “reductio ad absurdum”:

DUE OBIEZIONI:

1) Studi sociologici mostrano, statistiche alla mano, che il numero di conflitti aumenta esponenzialmente proprio con l’ aumentare della civilizzazione ( mentre dovrebbe essere il contrario, stando al principio del male kantiano e dello stato quale “regolatore” della sua naturale malvagità )

2) Se davvero l’ uomo è fondamentalmente malvagio, perchè occorre un lungo tirocinio di “lavaggio del cervello” per indurre un soldato ad uccidere ???

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ECCO: Stanley Kubrick, per esempio,  si pone quest’ ultimo problema in “Full Metal Jackets”: la sua risposta ce la dà, non esplicitamente ma affidandola al linguaggio specifico filmico, nei pochi minuti finali del film.……………..

Un finale che Kubrick lascia VOLUTAMENTE APERTO A PIU’ INTERPRETAZIONI LOGICHE ( come se stesse proponendo un dibattito ) dandoci però la chiave di lettura in via squisitamente “subliminale “. ..  CONTINUA  al link : 

http://php.graziacreative.com/creative/decifrare-il-messaggio-subliminale.html

 

Mondart

 

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